Social card: in arrivo la proroga al 28 febbraio, per le domande riferite agli ultimi tre mesi del 2008
Social card: se non ne hai diritto, la temi. Se ne hai diritto, la eviti.
Imbarazza i più, ancora prima di riceverla. Ad annunciarla una letterina in cui al Ministro Giulio Tremonti, secondo i dati in suo possesso, risulta che tu sei … un “pezzente”.
“Come sapvai, il tuo govevno ha vavato pev quelli come te una genevosa iniziativa chiamata Social Cavd. Se sei effettivamente un movto di fame, vécati al più vicino ufficio postale a vitivave la tua Social Cavd. – Recita così, Lia Celi, nostrana umorista riminese, sul suo blog, facendo irriverentemente il verso al Ministro.
Ma il decreto anti-crisi che istituisce la tessera per gli acquisti, non si può liquidare semplicemente con una battuta, è una questione molto più seria.
E lascia molti nel dubbio: ne avrò diritto? E perché lui si e io no? Allora proviamo a fare chiarezza.
La Carta, rilasciata e caricata dal Ministero dell’Economia, si può utilizzare per avere un sostegno della spesa alimentare e gli oneri di bollette di luce e gas. La prima “ricarica”, quella da 120 euro, della carta acquisti destinata ai cittadini non abbienti, comprende 40 euro al mese, riferiti ad ottobre, novembre e dicembre 2008. Ma attenzione, la presentazione della domanda alle Poste, con scadenza al 31 dicembre scorso, sarà prorogata fino al 28 febbraio 2009. Verrà emanato a giorni un decreto in preparazione al ministero dell’Economia, che proroga di due mesi il termine entro cui chiedere la social card per ricevere l’accredito. I ritardatari, che non hanno ancora presentato i moduli per la domanda, potranno rimediare senza perdere la prima ricarica. E neanche la seconda: gli 80 euro per i primi due mesi del nuovo anno.
Poche le richieste, quindi … non ci sono situazioni di bisogno?
Secondo i primi dati forniti dai Caaf delle organizzazioni sindacali fino a fine dicembre sono state consegnate solo 330.000 social card sulle 1.300.000 circa previste dal Governo. Su 520mila domande inoltrate, 190mila sono state scartate perché presentate da cittadini che non ne avevano i requisiti. A tutt’oggi, la maggioranza di coloro che ne hanno diritto non si sono ancora fatti avanti. Forse perché scoraggiati o non informati in tempo utile?
Tra gli aventi diritto gli anziani tra 65/69 anni e trattamenti pensionistici annui fino a 6.000 euro, o età superiore a 70 anni e pensioni fino a 8.000 euro, o ancora pensionati con redditi tali da non comportare il pagamento di alcuna imposta (IRPEF pari a 0).
Anche le famiglie, potranno avere la card, per i figli sotto i tre anni, valgono le stesse regole per gli anziani, ovviamente il Titolare della carta sarà il genitore.
Al sindacato pensionati della CGIL riminese confermano i dati nazionali. Dal loro osservatorio pochissimi i casi di aventi diritto, (meno di una cinquantina, su centinaia di persone che si sono presentate).
“Sono solo una percentuale minima a riuscire nell’intento, anche se hanno ricevuto la lettera dal Ministero – spiega Marcello Bianchini dello SPI – Non ne hanno diritto ad esempio, se titolari di più utenze elettriche o del gas, o possessori di due autoveicoi, o aventi più di 15.000 euro di risparmi in banca. Gli anziani, devono presentare l’ISEE e quindi se sono in due in famiglia, con pensioni al minimo di 400 euro l’uno, già non ne hanno più diritto. Bisogna essere sani, anche se incapienti, perché se si è stati a carico di una casa di riposo per un mese (ad esempio ricoverarati al Salus o al Valloni), perdi il diritto. Fanno reddito anche garage o capanni degli attrezzi condonati. E se stai da un figlio, perché non sei autosufficiente o non sei in grado di mantenerti da solo, anche in questo caso, convivendo col parente ed essendo inserito nell’ISEE del nucleo famigliare, vieni escluso dalla social card. L’iter burocratico è fatto in un modo, per cui la gente si scoraggia subito. Questo può spiegare in parte il risultato così basso di richieste.”
Disguidi comunque ce ne sono anche dopo, aver ricevuto la tessera ministeriale. Con la carta acquisti, le spese, invece che essere addebitate al titolare della carta, sono addebitate e saldate direttamente dallo Stato. Si. Ma solo quando le carte sono ricaricate da quest’ultimo.
E a Rimini, si sono già verificati “imprevisti” in cui l’utente, che possedeva tutte le “carte” in regola, (ed è il caso di dirlo), si è recato a spendere i suoi 40 euro e gli hanno risposto: “Spiacente qui non ci sono soldi, niente accredito dal Ministero sulla tessera”.
Le file ai sindacati, ci sono comunque state. “La gente è arrivata, anche se in minor numero rispetto alle aspettative, e la fila alla porta, non ci è mai mancata. – osserva Renzo Cappelli dello SPI di Rimini – il nostro compito è stato dare informazioni e compilare i moduli. Ma è difficile da ottenere la social card, è per pochissimi. Ed è lampante chi ne ha diritto. Si riconosce subito, perché non deve avere proprio niente di niente”.
C’è chi commenta che con questi parametri possano accedervi con facilità solo i barboni, quelli al margine estremo della società.
Purtroppo per loro però non hanno un indirizzo a cui il Ministro possa inviare la lettera di avviso, e non guardano di certo la ‘propaganda’ tv.
Cinzia Sartini
si rivolga alla sede CGIL + vicina e l’aiuteranno gratuitamente nella compilazione della pratica e dandole tutte le risposte,
auguri
Da: cisar su 4 Marzo 2009
alle 17:36