Inserito da: cisar | 11 Novembre 2008

Barbone bruciato su una panchina a Rimini

barbone-borgo-2Una notizia che stamattina è rimbalzata su tutti i network. E mi fa rabbia.

Si, mi fa saltare i nervi, sentire le ipotesi che si accavallano un tg dopo l’altro. E mi arrabbio ancora di più a pensare come mai nessuno si sia preoccupato di conoscere la sua storia. Ok. L’importante per ora è che stia bene, non corra pericolo di vita. Ma perchè ci è arrivato su quella panchina??? Cavolo! Ha solo 46 anni, accidenti, la mia età.

Anche se di ‘professione’ fa il barbone, non mi pare certo il tipo da volerla lasciare, questa vita.

Si chiama Andrea, e non c’è persona di Rimini che non lo abbia visto almeno una volta su quella panchina di via Flaminia a due passi dalla Chiesa della Colonnella. Con tutti i suoi bagagli e pacchetti intorno tutti in ordine.

Parla poco con gli altri, a volte da solo. Andrea, è un barbone vero, capelli lunghi e barba nera incolta, panni sporchi e logori, e un pesante bagaglio di vita da trascinarsi dietro. Ma non da fastidio a nessuno, anche se da tempo mi chiedevo il perchè del suo stazionare da un paio di anni su quella panchina.

In realtà, negli ultimi tempi l’aveva cambiata, infatti dopo l’estate si era avvicinato alla panchina a due passi dai giardinetti con la statua della Madonna della Colonnella, lì vicino al parchetto, proprio quella, dove gli hanno dato fuoco.

L’inverno scorso invece preferiva starsene più lato stadio, vicino al bar. Ma la via non la cambiava da tempo, sempre lì, la mattina qualche volte spariva, ma il pomeriggio lo trovavi certamente.

Litigava però, spesso con i rumeni che bazzicano il discount a fianco.

Da ubriachi… i toni si alzano, ma va a capire quello che si dicevano o che passava per la testa ad Andrea.

Da don Antonio il parroco della Colonnella non si è mai voluto far aiutare. Gli aveva proposto di andare alla Caritas parrocchiale e poi diocesana, ma lui ha sempre detto di no. Non entrava nei negozi a comprare, mandava sempre qualcuno, anche quando aveva bisogno di medicine o mangiare ha dato i soldi al parroco perchè le acquistasse per lui.

Alla Caritas Claudio è molto dispiaciuto. Ora lui ha un incarico lì, dopo aver fatto un percorso per uscire da quello che lui definisce ‘il mio problemino’. E capisce bene cosa si prova a stare in mezzo alla strada a dormire dove capita. Gli dispiace ceh non si facesse aiutare. Passava spesso in bici davanti alla panchina di Andrea e lo salutava guardandolo negli occhi. “a volte mi ha risposto, un ciao tra i denti, ci si capisce tra noi. Gli ho chiesto se aveva bisogno, se voleva due euro, ma mi ha risposto, no, non voglio niente, niente’.

E’ difficile uscire da quella vita lì, io ce l’ho fatta, grazie all’aiuto della Caritas, ma all’inizio è stata dura rifiutavo tutto. Pensa che quando ho visto che c’era la fila per mangiare i mensa, mi sono incazzato e ho fatto ungran casino per andarmene”.

Anche Andrea, il barbone della Colonnella, fa fatica a stare nei posti affollati, con delle regole, alla Capanna di Betlemme lo hanno accolto spesso, ma non ci è mai voluto stare… ne conosco un’altro che fa così.

Fa avanti e indietro Bologna Rimini e bazzica spesso la Stazione la notte e le chiese di giorno. Si chiama Carmelo, è un po’ più anziano di Andrea e molto religioso. La mattina puoi trovarlo in Chiesa per la S. Messa , e prima di fare la comunione spesso passa dal confessionale. Ha sempre dietro una boccettina di acqua benedetta con cui si fa il segno della croce e un carrettino pieno di valigie nere, che si trascina dietro come un ‘pesante fardello da espiare’ dice lui. In Caritas ci è andato poche volte ma suor Assunta che sta alla distribuzione panni se lo ricorda bene. Quando non ce la fa proprio più, nelle giornate torride estive o nel freddo pungente dell’inverno viene a suonare a casa nostra.

Per noi ormai è un amico. E’ il mio figlio maggiore che incontrandolo per strada che tirava il suo carretto, lo ha conosciuto per primo. Sale in casa per po’, mangia qualcosa con noi, ci parla sempre di Dio, del Vangelo di Gesù e ogni volta ci racconta un pezzo in più della sua vita. Non si trattiene mai a lungo, perchè non vuole disturbare. E non si fida a lasciare le sue valigie di sotto. A volte accetta un cambio d’abito. Una camicia pulita, un pantalone …è un po’ che non lo incontriamo, dall’ultima giornata che ha fatto 40 gradi.

Gli piace stare fuori sotto le stelle, anche se più passano gli anni, più si fa dura. Il suo problema oggi che sta invecchiando è trovare un paio di scarpe morbide da portare anche di notte, quando dorme, senza che gli facciano male. “Perchè se te le togli per dormire, rischi di restare scalzo”.

Oggi per la prima volta ho paura per lui. Per questo prima di notte andrò a cercarlo. E lo pregherò di accettare un invito a cena e un rifugio per la notte.

I miei ragazzi ne saranno sollevati.



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