Pubblicato su settimanale Il Ponte www.ilponte.com
RIMINI – 18 maggio 2008
Prima il reparto di Terapia antalgica e cure palliative, oggi la Fondazione Isal (Istituto di Scienze Algologiche). Rimini è sempre in prima posizione quando si tratta di curare il dolore e accompagnare il paziente. Non a caso il reparto di di Terapia antalgica e cure palliative è stato uno dei primi aperti in Italia. A questa attività, il dottor William Raffaeli, che dell’Unità operativa di Terapie antalgica e cure palliative dell’Ausl di Rimini è direttore, affianca ora la Fondazione Isal (sempre da lui presieduta), nata a Rimini per lo sviluppo e la ricerca contro il dolore. E forte dell’esperienza di ISAL, tra le prime scuole che ha formato, in questi anni, 450 medici provenienti da tutta Italia. “Ci auguriamo che attraverso questa Fondazione arrivino fondi per le nostre ricerche” ammette Raffaeli. Sostenere anche economicamente il lavoro della Fondazione (che sostiene già diverse borse di studio per ricercatori) è possibile attraverso il 5 per mille della dichiarazione dei redditi (indicando il codice fiscale 91020540406).
Nel reparto di Terapia Antalgica–Hospice dell’Infermi, giungono pazienti da tutto il Paese in cerca di una soluzione al loro dolore. I dati parlano di 7.500 prestazioni eseguite in un anno, circa 600 i ricoveri per dolore e 350 gli interventi chirurgici, mentre l’attività di hospice si attesta sui 220 ricoveri annuali.
“Molti pazienti sostengono che non hanno il coraggio di ammazzarsi, ma che desiderebbero morire ogni giorno a causa del grande dolore che non li abbandona. Stare in questa condizione modifica la coscienza della realtà. – avverte il dottor Raffaeli – Si tratta di dolori che non sono mentali, ma fisici. Un ragazzo riccionese da 10 anni non esce di casa, perché sulla pelle ha dei recettori che lo fanno star male anche se soffia soltanto una piccola brezza leggera”. È atroce. Per il professor Raffaelli, il 70% dei dolori causati da malattie come il cancro, si possono curare, ma quelli cronici, durano tutta la vita e non si riesce né a smettere di soffrire né a morire, perché non sono terminali.
Le donne soffrono di dolore cronico in un rapporto 8 a 1 rispetto agli uomini. L’obiettivo della cura è quindi permettere il recupero delle abilità delle persone, controllandone il dolore, per migliorarne la qualità della vita. Il dolore si cura anche con la presenza nei padiglioni di via Ovidio.
(c.s.)