Feeds:
Articoli
Commenti

affido

cro3c28015-03-09

Settimanale d’Informazione dello SPI CGIL di Rimini a cura di Cinzia Sartini

E’ ora di iscrizioni: le scuole paritarie cattoliche sotto la spada di Damocle, in attesa di tagli e ripristini, quale sarà il destino per il prossimo anno scolastico?
Ancora nebbia nell’universo dell’istruzione. Torna il voto in condotta, si boccia con l’insufficienza dalle medie. Nella primaria arriva il maestro unico di riferimento, ma solo per le classi prime.
Nella secondaria di primo grado si parte con l’inglese “potenziato” 5 ore settimanali anziché 3.
Nella scuola dell’infanzia, in presenza di particolari condizioni: disponibilità di posti, esaurimento di liste d’attesa, potranno iscriversi anche ai bambini che compiono i tre anni entro il 30 aprile 2010. E intanto il termine per le iscrizioni sia per le scuole statali che per quelle paritarie, è slittato al 28 febbraio 2009.
Nelle scuole paritarie della Regione, sono 80mila bambini e ragazzi che frequentano le 804 scuole dell’infanzia, (528 aderenti alla Federazione scuole materne d’ispirazione cristiana Fism).
A Rimini 2659 alunni alle le materne, 1089 alle elementari, 449 studenti alle medie. Stando ai dati di Fidae e Fism sono 51 i centri educativi, con 4713 alunni, 345 personale docente e 116 non docente.
Una situazione variegata, dove ci sono convenzioni stipulate direttamente con i Comuni che prevedono fondi in base alle sezioni ed ai bambini iscritti.
E  in difesa dei soldi statali già stanziati per le paritarie, sono scese in campo le associazioni dei genitori Agesc, Agidae, Fidae, Foe, Ciofs scuola Fma e Movimenti studenti cattolici che protestano contro i tagli dell’attuale finanziaria, e proseguono la raccolta di firme fino al 31 gennaio, a sostegno della petizione al Consiglio dei Ministri, “affinché la parità scolastica diventi una conquista definitiva e completa di libertà e democrazia, che per molti genitori, che non possono sostenere oneri aggiuntivi per la frequenza nelle scuole paritarie, continua ad essere un diritto negato”. Le entrate per queste scuole, derivano dalle rette sostenute dalle famiglie e dai contributi pubblici di Comune, Regione e Stato.
Recentemente il Governo si è assunto l’impegno di ripristinare i 133,4 milioni di euro tagliati, sui 530 stanziati nel 2007. Ma il Ministero non ha ancora inviato circolari, e nessun decreto di ripristino fondi, è ancora arrivato sui tavoli dei direttori dei plessi scolastici paritari.
“Il taglio però, sembra rientrato”. Spiega Carlo Gasperini, Direttore della Karis Foundation,  che conta nella nostra provincia 8 plessi paritari e di ispirazione cattolica: 5 materne, 1 elementare, 1 media, 1 liceo scientifico e 1 classico, per un totale di circa 1800 alunni. “Anche se ancora non abbiamo ricevuto istruzioni in merito, – prosegue Gasperini – dovrebbero essere stati reintegrati 120 milioni di euro, con l’ultimo emendamento alla Finanziaria. Quindi il taglio sarà minimo e anche quello ci auguriamo rientri nelle casse delle scuole. Intanto abbiamo dovuto incrementare le rette. Aumenti intorno al 4%, per i costi di gestione e per adeguamento e rinnovo contratti del personale.”
Dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali il portavoce della conferenza episcopale italiana, don Domenico Pompili, confida  “negli impegni assunti pubblicamente dal Governo.”
Mentre il delegato per la scuola, all’interno della Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna, monsignor Gianni Ambrosio afferma che “ è in gioco il futuro di queste scuole, che sono già al limite delle loro possibilità finanziarie”.
Diffuse capillarmente sul territorio, con parrocchie che ospitano sezioni per l’infanzia, elementari, medie inferiori e superiori anche in piccoli centri.
Gli insegnanti motivati, hanno forte impegno educativo e formativo. Insegnare non è solo un mestiere, è anche una missione, che si svolge ogni qualvolta un bambino immigrato, sui banchi di classi cattoliche, può incontrare il cristianesimo.
Sono tantissimi e in aumento costante negli ultimi anni, infatti, gli alunni stranieri che si iscrivono alle scuole cattoliche riminesi. Dalle Maestre Pie, ai Salesiani, alle Karis.
Cattolico significa universale, apertura al sapere e a tutti. Contemporaneamente ciò che qualifica una scuola cattolica è la specificità della sua identità e l’attenzione alla persona.

Social card: in arrivo la proroga al 28 febbraio,  per le domande riferite agli ultimi tre mesi del 2008

 

Social card: se non ne hai diritto, la temi. Se ne hai diritto, la eviti.

Imbarazza i più, ancora prima di riceverla. Ad annunciarla una letterina in cui al Ministro Giulio Tremonti, secondo i dati in suo possesso, risulta che tu sei … un “pezzente”.

“Come sapvai, il tuo govevno ha vavato pev quelli come te una genevosa  iniziativa chiamata Social Cavd. Se sei effettivamente un movto di fame, vécati al più vicino ufficio postale a vitivave la tua Social Cavd. – Recita così, Lia Celi, nostrana umorista riminese, sul suo blog, facendo irriverentemente il verso al Ministro.

Ma il decreto anti-crisi che istituisce la tessera per gli acquisti, non si può liquidare semplicemente con una battuta, è una questione molto più seria.

E lascia molti nel dubbio: ne avrò diritto? E perché lui si e io no? Allora proviamo a fare chiarezza.

La Carta, rilasciata e caricata dal Ministero dell’Economia, si può utilizzare per avere un sostegno della spesa alimentare e gli oneri di bollette di luce e gas. La prima “ricarica”, quella da 120 euro, della carta acquisti destinata ai cittadini non abbienti, comprende 40 euro al mese, riferiti ad ottobre, novembre e dicembre 2008. Ma attenzione, la presentazione della domanda alle Poste, con scadenza al 31 dicembre scorso, sarà prorogata fino al 28 febbraio 2009. Verrà emanato a giorni un decreto in preparazione al ministero dell’Economia, che proroga di due mesi il termine entro cui chiedere la social card per ricevere l’accredito. I ritardatari, che non hanno ancora presentato i moduli per la domanda, potranno rimediare senza perdere la prima ricarica. E neanche la seconda: gli 80 euro per i primi due mesi del nuovo anno.

Poche le richieste, quindi … non ci sono situazioni di bisogno?

Secondo i primi dati forniti dai Caaf delle organizzazioni sindacali fino a fine dicembre sono state consegnate solo 330.000 social card sulle 1.300.000 circa previste dal Governo. Su 520mila domande inoltrate, 190mila sono state scartate perché presentate da cittadini che non ne avevano i requisiti. A tutt’oggi, la maggioranza di coloro che ne hanno diritto non si sono ancora fatti avanti. Forse perché scoraggiati o non informati in tempo utile?

Tra gli aventi diritto gli anziani tra 65/69 anni e trattamenti pensionistici annui fino a 6.000 euro, o età superiore a 70 anni e pensioni fino a 8.000 euro, o ancora pensionati con redditi tali da non comportare il pagamento di alcuna imposta (IRPEF pari a 0).

Anche le famiglie, potranno avere la card, per i figli sotto i tre anni, valgono le stesse regole per gli anziani, ovviamente il Titolare della carta sarà il genitore.

Al sindacato pensionati della CGIL riminese confermano i dati nazionali. Dal loro osservatorio pochissimi i casi di aventi diritto, (meno di una cinquantina, su  centinaia di persone che si sono presentate).

“Sono solo una percentuale minima a riuscire nell’intento, anche se hanno ricevuto la lettera dal Ministero – spiega Marcello Bianchini dello SPI – Non ne hanno diritto ad esempio, se titolari di più utenze elettriche o del gas, o possessori di due autoveicoi, o aventi più di 15.000 euro di risparmi in banca. Gli anziani, devono presentare l’ISEE e quindi se sono in due in famiglia, con pensioni al minimo di 400 euro l’uno, già non ne hanno più diritto. Bisogna essere sani, anche se incapienti, perché se si è stati a carico di una casa di riposo per un mese (ad esempio ricoverarati al Salus o al Valloni), perdi il diritto. Fanno reddito anche garage o capanni degli attrezzi condonati. E se stai da un figlio, perché non sei autosufficiente o non sei in grado di mantenerti da solo, anche in questo caso, convivendo col parente ed essendo inserito nell’ISEE del nucleo famigliare, vieni escluso dalla social card. L’iter burocratico è fatto in un modo, per cui la gente si scoraggia subito. Questo può spiegare in parte il risultato così basso di richieste.”

Disguidi comunque ce ne sono anche dopo, aver ricevuto la tessera ministeriale. Con la carta acquisti, le spese, invece che essere addebitate al titolare della carta, sono addebitate e saldate direttamente dallo Stato. Si. Ma solo quando le carte sono ricaricate da quest’ultimo.

E a Rimini, si sono già verificati “imprevisti” in cui l’utente, che possedeva tutte le “carte” in regola, (ed è il caso di dirlo), si è recato a spendere i suoi 40 euro e gli hanno risposto: “Spiacente qui non ci sono soldi, niente accredito dal Ministero sulla tessera”.

Le file ai sindacati, ci sono comunque state. “La gente è arrivata, anche se in minor numero rispetto alle aspettative, e la fila alla porta, non ci è mai mancata. – osserva Renzo Cappelli dello SPI di Rimini – il nostro compito è stato dare informazioni e compilare i moduli. Ma è difficile da ottenere la social card, è per pochissimi. Ed è lampante chi ne ha diritto. Si riconosce subito, perché non deve avere proprio niente di niente”.

C’è chi commenta che con questi parametri possano accedervi con facilità solo i barboni, quelli al margine estremo della società.

Purtroppo per loro però non hanno un indirizzo a cui il Ministro possa inviare la lettera di avviso, e non guardano di certo la ‘propaganda’ tv.

Cinzia Sartini

 

 

Articoli precedenti »