Inserito da: cisar | 27 gennaio 2010

… dal Ponte 22 gennaio 2010

“Il giornalista si faccia coinvolgere”

RIMINI: Le riflessioni del Direttore delle Comunicazioni sociali della Cei. A dispetto dell’immagine pubblica che ci viene offerta, così “patinata” in tv, elegante, con giacca e cravatta…

A dispetto dell’immagine pubblica che ci viene offerta, così “patinata” in tv, elegante, con giacca e cravatta sempre al posto giusto e del colore giusto e il sorriso aperto, il posto di direttore di quotidiano oggi non è da augurare ad un amico. Nonostante lo stereotipo da cartolina, infatti, questi timonieri della carta stampata (ma il discorso può valere anche per i colleghi del piccolo schermo e per certi aspetti per i periodici) mai come ora sono costretti a combattere con un vortice di notizie, con un’esplosione continua di informazioni, esposti ad una fibrillazione continua che rischia di minare anche il fisico, oltre che la capacità professionale di dispiegare le vele al giusto “ritmo” del vento.

Web spartiacque
Le notizie on line sparigliano le carte di tanti “timoni” costretti a saltare sotto l’incedere dei dispacci? “La realtà dell’informazione non è mai stata mobile come ora, con il risultato poco giornalistico che la notiziabilità dell’evento venga sovvertita dall’incalzabilità dell’avvenimento”. Non ha dubbi, mons. Domenico Pompili: i nuovi media ma soprattutto il web, inviano un impulso diverso a tutto il mondo dell’informazione. Il quale sempre più spesso – secondo il direttore dell’Ufficio delle Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana – rischia di rappresentare la realtà in maniera mutilata, di spettacolarizzare eventi poco meritevoli e di strumentalizzare le notizie. “Lo dico da operatore dell’informazione, senza ergermi in cattedra ma completamente immerso in questo agone che comunque cerco di analizzare” è il punto di vista offerto da don Domenico Pompili in occasione della festa del patrono dei giornalisti san Francesco di Sales, organizzata come tradizione dalla Diocesi di Rimini, davanti a un folto pubblico di giornalisti e operatori radio-tv riminesi. “Carità, verità, informazione” il titolo dell’intervento del 47 sacerdote laziale, portavoce della Cei.
“L’informazione cambia, da nazionale a locale. – ha proseguito don Pompili – Il direttore de Le Figaro, ad esempio, era solito dire che per i suoi lettori era più importante l’incendio di un solaio di rue Poissonniers, a Montmartre, che una rivoluzione a Madrid. Periodica o nazionale, a tutta la stampa però capita oggi di dover fare i conti con la domanda: dov’è la notizia?” Troppo spesso, infatti, siamo in presenza di situazioni insignificanti trasformati in eventi, mentre fatti meritevoli di essere raccontati passano tristemente sotto silenzio. L’esempio della pandemia H1N1 calza a pennello. Per settimane abbiamo vissuto nell’incubo giornalistico, bersagliati da annunci choc e notizie circa l’espandersi di questo flagello mondiale, poi – tutt’ad un tratto – i riflettori si sono spenti e il palcoscenico è stato “smontato” senza che lettori e utenti fossero stati avvertiti del finale. Che fine fanno i vaccini acquistati con sforzo economico dal Governo? E chi ha contratto l’influenza?
Per il direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali Cei, l’informazione oggi corre anche il serio rischio di rapresentare in maniera mutiliata la realtà, di offrirne una visione da un angolazione ristretta che può sfociare nella disinformazione. Un altro vizio moderno è la strumentalizzazione, per cui “non si racconta la realtà, ma si sale sul carro di qualcuno. Intanto le amministrazioni investono in uffici stampa più che in altre partite. E accade pure che per anni la Parmalat abbia potuto raccontarci una bella favola che – alla resa dei conti – non corrispondeva alla realtà”.
Anche la Chiesa è immersa in questo agone e fa i conti con l’informazione. Come la Chiesa fa notizia? E come può diventare notizia? “La cultura dominante ha abbandonato le grandi narrazioni a favore delle piccole narrazioni, e ciò vale anche nei confronti della Chiesa, che viene così sezionata dal mondo dell’informazione a partire dai suoi rappresentanti, e finisce per essere identificata solo nel Papa, nel vescovo o nel prete, magari estrapolando solo alcune parole di un intervento articolato”. È il caso di mons. Crociata, il cui intervento è stato riassunto nelle “omelie: insulsa poltiglia”.
Le notizie dunque corrono più veloci dei fatti, la tv trasforma in evento realtà insignificanti e ci si autocensura per obbedire a un padrone. Il giornalista deve, invece, mettersi in gioco e suscitare nello spettatore e nel lettore capacità di critica, quel giudizio, quel discernimento di cui oggi la società che si reputa tanto libera non fa uso.

Tre punti d’incontro
“Se non c’è un coinvolgimento della persona e la capacità di superare quell’autocensura in cui spesso anche l’informatore rischia di incorrere per compiacere le logiche dominanti, la realtà fa fatica ad emergere e rischiamo di scambiare l’informazione con la disinformazione” spiega don Pompili, che invita gli operatori della comunicazione a scegliere la via della parresia invece di quella dell’ipocrisia.
Sono tre, secondo il responsabile comunicazioni della CEI, gli ambiti in cui Chiesa e media possono incontrarsi: centralità della persona, attenzione per le domande di senso dell’uomo, riscoperta dell’originalità dell’altro. Molte sono poi le sfide del mondo multimediale che la Chiesa stessa è chiamata a raccogliere.
“Credo che la Chiesa non debba indietreggiare rispetto alla sua tradizionale capacità di interagire con i nuovi linguaggi, in modo particolare con il linguaggio della rete” ha concluso don Domenico Pompili: “Ciò significa, per la Chiesa, saper stare in questo nuovo mondo digitale senza ingenuità ma anche senza pregiudizi”.

Paolo Guiduccidal Ponte

Farmer market: bene, bravi, bis

23 gennaio 2010

RIMINI: Dopo sei mesi dal primo “mercato agricolo”, Rimini proroga il progetto. Freschezza e stagionalità i valori aggiunti. Ma non mancano punti critici. Dal Caar: “Ottima idea, ma i produttori non diventino commercianti”.

Primo giro di boa per i farmer market: qualità e convenienza i due must da non perdere mai d’occhio. Freschezza e stagionalità, valori aggiunti. Palazzo Garampi proroga la fase di sperimentazione e si cerca di portare a regime il progetto. Dopo Rimini e Santarcangelo, a primavera un nuovo mercato agricolo a San Giovanni in Marignano. Si spera anche di convincere Riccione. Dal CAAR, intanto un plauso, e un augurio, a restare fedeli alla loro ‘vocazione’ di produttori locali.

Primo bilancio
A sei mesi dall’apertura del Farmer Market riminese, Cia e Coldiretti, con i sindacati pensionati che hanno fortemente voluto l’attuarsi di questo progetto, si sono incontrati con l’Amministrazione comunale riminese (che ha appena deliberato in Consiglio la proroga della sperimentazione) per un primo bilancio.
“Che è sicuramente positivo anche se bisognerà cambiare qualcosa. – spiega Franco Pesaresi, responsabile per la contrattazione territoriale per lo SPI CGIL di Rimini – Sono emerse in questi mesi criticità riguardo le procedure di controllo, che però stiamo sistemando insieme alle associazioni degli agricoltori”.
Tradotto, ci saranno più controlli.
“Esatto. Ci saranno più ispezioni sul posto ma anche sul luogo di produzione, tutto perché venga rispettato quel Protocollo d’Intesa sottoscritto al momento della partenza del progetto – chiarisce Paola Pula, direttore di CIA – e proprio perché si rispettino le regole è nato il Comitato di Gestione e Controllo dove trovano riferimento produttori e associazioni”.
Un’altra questione da risolvere riguarda la provenienza della merce: deve essere rigorosamente della zona o ci possono essere eccezioni?
“Per avere prodotti appetibili e una scelta che risponda ai requisiti richiesti, le nostre associate hanno stipulato relazioni con altre imprese che, però, devono corrispondere sempre alle stesse caratteristiche. Quindi in definitiva: posso acquistare prodotti che non ho, ma valgono uguali regole standard. Pena l’uscita dal circuito”.

Produttori non commercianti
Dietro tutto questo c’è un rischio, quello di passare da produttori a commercianti. Come sottolinea Valter Vannucci, Direttore del Centro Agro Alimentare.
“Produrre e vendere sono due cose diverse. Tutti noi auspichiamo che i farmer market continuino a vendere solo prodotto locale perché in realtà la normativa prevede che possano venderne anche solo il 50% più 1. Queste sono iniziative carine ma non risolutive del problema della sovrapproduzione nel mondo agricolo. È una strada giusta se continuano a restare nel loro, senza sconfinare a fare un altro mestiere, quello del commerciante. Anche se dal 2001 la legge consente la vendita diretta per aiutare l’agricoltura. Di contro, seguendo le regole, hanno un’offerta limitata di prodotti. Difficilmente potranno competere ad esempio con i dettaglianti del mercato coperto”.

La questione prezzo
Tutto vero, ma c’è un fattore da non sottovalutare, soprattutto in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando: ossia che nei farmer market si risparmia dal 20% al 30%. O almeno si dovrebbe perché a sentire i pensionati non è poi mica così.
“Saltando tutti i passaggi della filiera ci aspettiamo una grande convenienza per chi acquista, che fin’ora è stata in parte disattesa. Questo non deve andare a discapito della qualità e freschezza del prodotto e soprattutto, della tipicità locale”.
Ma come sottolinea Giorgio Ricci, responsabile dei servizi della Coldiretti, il prezzo non è tutto.
“La stagionalità e la freschezza dei prodotti sono il nostro punto forte. I fagiolini sono raccolti a mano e magari costano un po’ di più, ma è giustificato dal lavoro che c’è dietro. Troppo spesso non si fa l’abbinamento prezzo/fatica e modo di produrre. Non bisogna guardare solo il prezzo rispetto al negozio e alla grande distribuzione. Spesso si usa vendere alcuni prodotti sottocosto, con il cosiddetto prezzo civetta, poi magari sul banco, altri 10 sono sovrapprezzo. All’interno del nostro mercato agricolo c’è mediamente una riduzione del 30% sul prezzo al dettaglio. Va anche considerato che l’insalata, come i cavoli, le bietole, le cicorie o le zucchine, raccolte il giorno prima, oltre ad un sapore più genuino, non avendo avuto giorni di frigo, si mantengono per più tempo”.
Della serie, il prezzo vale la qualità. Anche perché il consumatore è bravo a capire i prezzi. Lo puoi fregare una volta, ma poi non torna più. E al mercato “del contadino” del venerdì a Rimini e del sabato mattina alla tettoia Francolini di Santarcangelo tornano eccome, sempre più curiosi, con stimoli anche per chi deve fare il banco.
“Alcuni clienti ci hanno suggerito di non buttare la merce, con una pezzatura minore, come per mele e pere, magari con qualche difetto, irregolarità, ma di fare una cesta con prezzi d’occasione. Abbiamo accettato ed è una cosa che soddisfa entrambi”.

Cinzia Sartini

Inserito da: cisar | 11 gennaio 2010

2010 i progetti che aspettiamo

Nel mio ultimo articolo sul ponte avevo messo anche un bel pezzettino colorato, poi cassato… anzi no, ve lo faccio leggere lo stesso, x punizione!!!  di seguito
Fioccano progetti, per rendere più appetibile la nostra città ma milioni di euro escono dalle casse comunali per incarichi a progettisti e ditte appaltatrici. Spesso, si teme, a fondo perduto.
Ultimo piccolo esempio: 500 mila euro per l’ennesimo ri-facimento della pavimentazione di viale Vespucci. Costata cara fin’ora, sia ai negozianti della zona interessata chiusa in passato al traffico per quasi due stagioni e gravemente penalizzati, sia ai cittadini per il ciotolato posato, decisamente inadeguato, causa di innumerevoli cadute, ed avversato da più parti. Anche dalle colonne di questo giornale, a suo tempo, dato che esperte previsioni, avevano ritenuto non idoneo e dissestabile il selciato scelto: evento puntualmente verificatosi, tanto da doverci ri-mettere mano diverse volte. “E io pago…” direbbe Totò.

Per i suoi cittadini il Comune di Rimini, ha sempre qualche sorpresa nella lunga ‘manica’.

Non dobbiamo stupirci quindi, se passando da via della Fiera appena riaperta al traffico, ci troviamo catapultati in ‘spazio…ultima frontiera’, costeggiando la ‘nave astrale Enterprise’.

Forse in futuro, dal diario di bordo del capitano Kirk, leggeremo di una sua piacevole permanenza in una nota città balneare del pianeta terra, con l’inseparabile dottor Spock, … e ne gioverà il turismo intergalattico!

Ma ora, proprio di fronte al Nuovo ‘Palas/Auditorium’, già ribattezzato dai riminesi l’astronave, (su questo progetto l’Amministrazione è impegnata con 3,5 milioni di euro ndr.), a suon di Tosca, si cerca di restituire ai melomani riminesi e non solo, una parvenza di normalità culturale, andando in scena i primi giorni dell’anno con un’applauditissima piece lirica.

E qui, accontentarsi è d’obbligo, per i 3200 paganti in abito da sera.

In attesa della restituzione del tanto sospirato Teatro Galli: com’era dov’era.

Inserito da: cisar | 25 novembre 2009

albertaina the best

Inserito da: cisar | 20 novembre 2009

Ecco come mettere tutti in … RiGas

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